Sei giorni sotto il Supramonte «Ecco Su Bentu visto in 3D»

Dal quotidiano La Nuova Sardegna a cura di Giovanni Bua

NUORO. Più che una grotta è la loro grotta. Quella grazie alla quale il loro gruppo è nato nel 1938. Quella a cui dedicano migliaia di ore di lavoro ogni anno. E conoscono centimetro per centimetro. E, anche grazie alla spedizione conclusasi lo scorso 16 agosto e durata sei giorni interamente passati nelle viscere del Supramonte, sempre più persone potranno ammirare. Dal vivo, o navigando dal proprio pc. Perché i trenta speleologi del Gruppo Grotte Nuorese, sodalizio storico, attivo dalla prima metà del secolo scorso nella speleologia e nello studio del territorio, sono riemersi dai meandri di Su Bentu, splendido complesso situato nel sistema carsico della valle di Lanaito con la completa scansione digitale tridimensionale del primo tratto degli stretti anfratti delle grotte che attraversano il Supramonte: dalla grande frana (un enorme stanzone a 40 metri di profondità, grande come tre campi di calcio e altro come due grattacieli), alla zona chiamata “il fungo”.

 

Un chilometro e mezzo rilevato e memorizzato centimetro per centimetro grazie ad apparecchiature di ultima generazione. A cui seguirà la mappatura in 3D dei restanti 15 chilometri di grotte. Tutto questo grazie alla missione denominata "Su Bentu 3D", che - dall'11 al 16 agosto - ha coinvolto oltre trenta persone tra speleologi, addetti al rilievo, fotografi e personale di supporto interno ed esterno, e anche due tecnici (Paolo Pinna della Edilo e Maurizio Mulleri della Leika) mandati per “seguire” il prezioso e sofisticato materiale messo in campo per la missione, prima del suo genere in Italia. Un'operazione dalla straordinaria valenza scientifica, ideale sperimentazione delle nuove tecniche di restituzione grafica e digitale tridimensionale, ultima frontiera della scienza topografica. «E che contribuirà non poco – sottolineano dal Gruppo Grotte Nuorese – a divulgare ancora di più una delle bellezze naturalistiche del territorio, anche dal punto di vista turistico». Il tutto ottenuto grazie a professionalità formate negli anni che, grazie al supporto economico dell’ordine degli ingegneri e della Fondazione Banco di Sardegna, e al patrocinio dell’ordine dei geometri e dei geologi, hanno passato sei giorni in grotta, illuminati dalla sola luce dei led e mangiando cibo liofilizzato e riscaldato nei fornellini da campeggio (ma anche qualche bicchiere di buon vino). Un ferragosto davvero particolare. «Non è il primo – scherzano – e comunque non potevamo immaginarne uno migliore». Ora sarà prodotta un'elaborazione dei dati ottenuti, sino alla completa ricostruzione tridimensionale ad alta risoluzione della grotta. Allegata a una pubblicazione dedicata proprio a Su bentu. Una prima anticipazione del progetto sarà mostrata in occasione dell'anniversario della nascita di Bruno Piredda, fondatore dello stesso Gruppo Grotte e padre della speleologia nuorese.

 

19 agosto 2013

 

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