Racconti - Bue Marino (1963)

Dopo una settimana di intensi preparativi e di studi preliminari è stata effettuata il 10 agosto una delle più importanti spedizioni speleologiche finora condotte alle grotte del Bue Marino di Dorgali.
programmata ed organizzata dal Gruppo Grotte Nuorese, la spedizione ha avuto esito felice con risultati sorprendenti, grazie alla collaborazione appassionata di alcuni sommozzatori della Marina Militare, nonché di un gruppo di speleologi ed esperti subacquei belgi.



Con la guida del più anziano speleologo della Sardegna, Bruno Piredda, e sotto la direzione dell'ing. Mario Coinu, presidente del Gruppo Grotte Nuorese, la squadra esplorante mista era composta dai signori dr. Tonino Pintori, dr. Serafino Brotzu, dr. Giuseppe Cadoni, geom. Tonino Carta, Francesco Melis e dall'universitario Giovanni Todde, tutti nuoresi; dai belgi Charles Dib, René Salme, André de Redde, Alain Dumont, Jean Paul Quintin, Milou Steenwerckse, sig.na Nadine Lounart e Daniel Zimmerman, istruttore dei sub; dai sommozzatori maresciallo palombaro Antonio MAsu, sergente nocchiere Luciano Spiga, serg. infermiere fisiologia subacquea Arcangelo Esposito del 6. Gruppo dragaggio di La Maddalena.
Compito principale della spedizione: forzamento del sifone terminale del fiume sotterraneo, attraverso l'ultimo lago della diramazione Nord.
La sera del 9 agosto si è tenuta in Cala Gonone una riunione di tutti i componenti la spedizione per concordare, sulla base delle conoscenze attuali, le modalità di attacco al sifone con le apparecchiature strettamente indispensabili ed efficienti, con gli uomini allenati e decisi ad affrontare serenamente e con grande entusiasmo i non comuni pericoli che l'impresa avrebbe comportato.
Alcune perplessità, sorte in merito alla necessità di intendersi con assoluta precisione sulla modalità di esecuzione e sui compiti che ciascuno avrebbe assunto nelle più delicate fasi progressive della immersione, sono state superate adottando ufficialmente la lingua francese, ma ricorrendo pure, ove fosse stato necessario, all'inglese ed all'italiana. Discussioni, durante l'immersione non ve ne sarebbero state più. Occorreva dunque che ciascuno conoscesse ed osservasse meticolosamente e disciplinatamente il proprio ruolo.

Il maestrale, che aveva soffiato impetuoso nei giorni precedenti tenendo le barche dei pescatori inchiodate al molo, era calato durante la notte, sicché al mattino del giorno 10 il grande disco del sole, solcando il mare placido con una striscia di fuoco, colse la comitiva intenta a stivare sulla "Giuliana", gentilmente messa a disposizione dalla Pro-loco di Dorgali, le complesse e delicate apparecchiature della spedizione.
in venti minuti di navigazione la motobarca raggiunse le grotte del Bue Marino, attraccando al porticciolo interno della grande avangrotta. Tutto il materiale fu subito trasferito alla Grande Sala e adagiato sul palco di tavole che ospita, durante i grandi avvenimenti, l'orchestra. Fatti una rapida selezione delle apparecchiature da lanciare avanti, attivate le acetilene e le torce elettriche, gli speleologi iniziarono il trasferimento a spalle del materiale occorrente: 8 autorespiratori, di cui 2 di riserva, e le relative bombole, 14 ad aria compressa e 2 ad ossigeno; scalette metalliche, corde, lampade subacquee, tute da sommozzatore, luci di emergenza, carburo, pile, in complesso oltre quattro quintali di roba.
Il lago del fiume sotterraneo s'incontra a circa mezzo chilometro nell'interno e si raggiunge attraverso un pozzo di 6-7 metri, preceduto da un cunicolo stretto e basso di circa 30 m. Lungo questo cunicolo, gli speleologi hanno dovuto affrontare un faticoso e delicato passamano di tutti i materiali fino allo strapiombo sul lago. Armato il pozzo dei necessari mezzi di discesa e calati i battelli già gonfi sul lago, venne effettuata una prima ricognizione da parte dell'ing. Coinu, di Zimmermann e di Piredda per localizzare il sifone e concordare la fase iniziale d'attacco.
la squadra di punta fu costituita da tre speleologi italiani: Carta, Coinu, Piredda; da due speleologi belgi: Steenwerckse e Salme; dai subacquei Masu, Spiga, Zimmermann, Dib e Brotzu. 
Con la squadra è pure calato sul lago un silenzio profondo, rotto solamente dal leggero tonfo delle pagaie che sospingevano le fragili imbarcazioni verso la parte iniziale del sifone.
L'ora zero è scoccata alle 13 precise, leggermente in ritardo sul previsto nei preliminari del "count-down". Lunghezza della sagola m 150. Tempo massimo d'immersione: 35'. Capo sagola l'ottimo Zimmermann, istruttore provetto della scuola subacquea belga e francese - che non ha mancato di esternare la sua intima soddisfazione per l'impresa di nuovo genere e lodare la perfetta organizzazione del GGN - seguito da Spiga col suo piccolo ma pericolosissimo erogatore ad ossigeno, e da Dib.
L'équipe dei sub è ora in acqua: saggiano i boccagli, provano gli erogatori, rotolano sull'acqua, si tuffano... riemergono sorridenti. Si sentono a loro agio, di casa! Intanto il maresciallo provvede ad assicurare saldamente il cappio della sagola ad una stalattite che lambisce l'acqua.
ore 13.10: la sagola scende a piombo, controllata dal nostro maresciallo con leggero tocco dei polpastrelli. Tre fasci di luce puntano verso il fondo cupo del lago sciabolando in direzione ovest, si affievoliscono celermente e scompaiono d'improvviso sotto una grande, profonda arcata di roccia. Ogni contatto visivo è perso con i nostri cari subacquei. Il maresciallo, immerso nell'acqua fino al collo, in attesa di comunicarci i messaggi che arrivano, attraverso la sagola, dalle misteriose viscere acquidose della terra, porta nel viso i segni della tensione, generata dal ruolo di grande responsabilità che gli incombe.
dopo quattordici interminabili minuti la sagola interrompe i suoi segnali cifrati. L'ansia ci invade terribilmente. I minuti continuano a passare lentissimamente, mentre cerchiamo di avvalorare, senza sospetti, le nostre tesi, o ne congetturiamo delle nuove: hanno superato il sifone... ora stanno esplorando una diramazione asciutta... finalmente si riposano... respirano un'aria nuova, imprigionata da secoli tra acqua e roccia... parlano, finalmente possono parlare e scambiarsi le loro vive impressioni... Passano altri 16 minuti, la sagola riprende le sue trasmissioni, ma solo per poco, poi più nulla.
Sono passati ormai 40 minuti dall'immersione, cinque più del previsto. La nostra ansia è indicibile. Al 42.mo minuto, un leggero strappo. Al 43 altro strappo, poi piccoli strappi successivi. Rinforziamo le nostre luci: acetilene a tutta pressione. Serafino si tuffa e riemerge subito, sputa il boccaglio e tanta acqua. Arrivano. Grida, visibilmente agitato e commosso.
Le lucciole traspaiono dal fondo, s'ingrandiscono, diventano fari luminosi che saettano luci verso l'alto. Grosse bolle d'aria precedono in superficie i sommozzatori. Una mano emerge per prima portando il segno di O.K. tra pollice e indice. E' la mano di Zimmermann, il quale affiora sorridendo, seguito da Spiga e Dib. Non potendo fare altrimenti, abbracciamo calorosamente i loro scafandri.
Durante la colazione di servizio, consumata sul palco della Grande Sala, riservato all'orchestra, abbiamo appreso i seguenti dati: fiume sotterraneo: 1. sifone profondità metri 13, lunghezza m. 50; 2. sifone profondità m. 10, lunghezza m. 100; galleria intermedia, dislivello +m.10, lunghezza m. 50, non completamente esplorata; Nicchia delle Rose, stupenda nicchia rocciosa, riccamente adorna di concrezioni, tra le quali il sergente Spiga ha intravvisto le forme di una gigantesca rosa. Oltre il dislivello massimo del primo sifone, a 40 metri circa dall'ingresso è il limite (certamente variabile) dell'acqua salata marina con l'acqua dolce del fiume. In questo punto vi è la tendenza dell'acqua salata a stratificarsi sul fondo e dell'acqua dolce in superficie, a temperatura molto più bassa di quella salata.
Sul fondo esiste una spessa stratificazione d'argilla rossa sedimentata e compatta. Nel secondo sifone, la cui sezione è pressoché circolare - diametro m. 6 circa -, vivono numerosi e grossi cefali ed una specie, non bene identificata, di gamberetti.
E' quindi possibile che le foche traggano alimento entro le grotte stesse. La galleria, che è stata seguita per soli 50 metri, si svolge in leggera salita e presenta una vasta pavimentazione stalagmitica a vaschette incrostanti molto regolari e progressive.
Dopo questa esplorazione, le Grotte del Bue Marino raggiungono la lunghezza di 4630 metri.
Il GGN sta ora curando la raccolta di tutti i dati tecnici e scientifici della importante esplorazione per presentarli, sotto forma di relazione, al IX congresso di speleologia che si terrà a Trieste dal 29 settembre al 2 ottobre p.v.
Concludiamo dicendo: nuovi vasti orizzonti di studio si aprono agli speleologi di tutto il mondo nel vasto complesso delle grotte del Bue Marino, che l'Ente provinciale per il turismo di Nuoro ha messo in piano di primaria importanza per la valorizzazione turistica.
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