Domina Lunae - La grotta – sepoltura “SISAIA”

La Storia

Una domenica di primavera del 1961 alcuni speleologi del Gruppo Grotte Nuorese erano impegnati in una battuta di ricerca esterna nella valle di Lanaittu, in località "Borrosca", a ridosso del versante occidentale di Monte Gutturgios. La giornata, fresca e luminosa, si presentava nelle condizioni ideali per dar efficacia all'esplorazione del sistema carsico epigeo di quella porzione di Supramonte. Nel percorrere il sentiero che adduce al canyon di Doloverre, non passò inosservata l'ombra scura di ciò che pareva un piccolo anfratto, parzialmente occultato dalla verde macchia mediterranea, che si apriva tra le fessurazioni della parete calcarea. Lasciati gli zaini alla base della parete, gli speleologi risalirono il breve e ripido pendio che li separava dall'ingresso della cavità, portandosi appresso solo i caschi con l'illuminazione ad acetilene ed una corda; qualora lo sviluppo della grotta avesse richiesto l'utilizzo d’altri materiali si sarebbero potuti recuperare facilmente gli zaini contenenti le attrezzature necessarie. Addentratisi nella grotta, la primissima impressione degli esploratori fu quella di trovarsi di fronte ad una grande cavità carsica di notevole interesse che, nelle aspettative, già s’immaginava connessa al sistema idrocarsico della sorgente di San Pantaleo. Ma questa speranza si rivelò ben presto illusoria.

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La voragine di Ispinigoli - Cronaca d’arcani riti d’eta' punica

Introduzione

Il racconto che segue trae spunto dalle scoperte archeologiche effettuate dal Gruppo Grotte Nuorese nella voragine di Ispinigoli, una cavità carsica che si apre alle pendici di Monte Sospile, in prossimità della costa orientale della Sardegna.
L’autore ha imbastito la trama del racconto, con l'intento di offrire al lettore un quadro utile ad ambientare le vicende legate ai sacrifici umani effettuati nella voragine di Ispinigoli durante il periodo di dominazione punica nella Sardegna Orientale. Nella narrazione sono evidenziati con particolare attenzione i sentimenti del vecchio re preposto ad officiare il rito sacrificale: questo personaggio, con l'animo proteso alla conoscenza, per lui incompiuta, dell'ignoto, è rappresentato come l'antesignano dell'esploratore speleologo moderno, il cui agire è indirizzato alla ricerca degli aspetti naturali presenti negli ambienti carsici ipogei. Il racconto che segue, nel quale i riscontri oggettivi di carattere archeologico sono inseriti in un’ambientazione certamente di fantasia, non deve quindi intendersi come un'interpretazione storica di quelle vicende di 2500 anni fa ma vuol solamente proporre una chiave di lettura, proposta da speleologi, dell'affascinante e misterioso contesto nel quale furono effettuati quei riti tanto tragici ed arcani.

 

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