1976 - SPEDIZIONE di S. GIUSEPPE di Franco Tronci

La spedizione di S.Giuseppe, così denominata perché effettuata durante il cosiddetto “ponte” gettato fra i giorni di Venerdì 19 Marzo e di domenica 21, si è sviluppata con partenza da due zone diverse: la località di “Cumbidaprantas”, sovrastante la cala di “Fuili” dalla quale sono partiti due gruppi il primo dei quali, composto di quattro elementi, ha preso il via la mattina del giorno di S. Giuseppe, il secondo composto di otto elementi, il pomeriggio del sabato successivo.
Dalla località denominata “S’iscala de suttaterra”, situata a breve distanza dalla strada statale “Orientale” nel pomeriggio del giorno di S. Giuseppe è partito il terzo gruppo composto anche esso di quattro elementi.
Scopi principali di questa spedizione sono state la localizzazione e la rilevazione topografica della grotta “Porcheri” ubicata nella parte Dorgalese della codula di Luna a breve distanza dall’ovile denominato “Bochiarta”.
Questa grotta già esplorata dal G.G.N. all’incirca venticinque anni fa, intorno al '51, fu a suo tempo rilevata e per di più dei componenti l’antica spedizione, non è stato possibile rintracciare qualcuno che potesse far da guida.

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LA RICERCA - di Paul Y. Sondaar

Dal Continente all'isola. La più grande lontra d'Europa che amava la terraferma.
Tratto da Gruttas e Nurras – 1977

Sotto la lente dell’Università di Utrecht il fossile di mammifero rinvenuto dal G.g.n.
di Paul Y. Sondaar
Geological Institute - Utrecht – Holland

Nell’estate del 1977 sono stato in Sardegna con un gruppo di studenti di paleontologia dell’Università di Utrecht, nell’intento di trovare nuovo materiale sui mammiferi fossili. Da molti anni esiste una stretta collaborazione tra l’Istituto di Geologia dell’ Università di Cagliari, il Gruppo Grotte Nuorese e l’Istituto di Geologia dell’Università di Utrecht. I recenti risultati, derivati da questa collaborazione, hanno condotto a una migliore conoscenza dell’evoluzione dei mammiferi in Sardegna. 

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Capacità, disciplina, entusiasmo

Cosa può spingere gli uomini nel mondo sotterraneo delle tenebre, dove per godere di uno scenario scultoreo naturale occorre prima strisciare come vermi nel fango, scorticarsi le mani e il corpo tra le rocce, vincere la claustrofobia e una naturale repulsione per il buio e... per i pipistrelli?
Se riflettiamo che la parola uomo deriva da humus, si può pensare che gli speleologi o cavernicoli, o grottaioli, o alpinisti a rovescio, come qua e là vengono chiamati, debbono ubbidire inconsapevolmente al richiamo della terra dalla quale provengono, quando si addentrano nelle grotte. Solo in questo senso forse, ben più che con spiegazioni di indole scientifica, può interpretarsi la passione che in ogni parte del mondo, fatto singolarissimo del nostro secolo, spinge sotto terra sempre più fitte schiere di giovani e di non più giovani. Un’altra interpretazione che può darsi, della vocazione ipogea, è quella del desiderio di evasione dal mondo macchinoso della nostra civiltà tecnologica.

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Nuoresi delle “Caverne”

 Articolo tratto dall’Ortobene del 1995

Non ero presente, mi dispiace, alla commemorazione di Bruno Piredda, a Nuoro, un anno dopo la sua scomparsa. Mi dispiace, perché avrei voluto ascoltare i vecchi amici, sentire che cosa ricordano oggi di Bruno e quanto i loro ricordi, dopo tanti anni, somigliano ai miei. Pare infatti che i congegni della memoria siano diversi, anzi unici, in ciascuno di noi, come sono diversi, dicono il temperamento, il DNA e tutto. E chi dice di no? Alla scienza bisogna credere; però, meno male, tra gli esseri umani esistono anche affinità, per cui forse Giuseppe Cadoni e Federico Ventura ricorderanno, per esempio, un giorno caldissimo di agosto in cui facemmo ciondolare Bruno Piredda (compare Bruno, diceva Cadoni) sopra la Valle di Lanaitto dall’alto del Monte Sa Trugusa. Ci eravamo arrivati carichi di corde, con un cinturone da pompiere e un rotolo di scaletta fatta in casa, troppo corta, come risultò subito, e troppo pesante, l’an a ischire sas palas de Vintura. Laggiù dal fondovalle, Dino e Giannetto Giacobbe, con gesti e con parole che sentivamo lontanissime, cercavano di segnalarci dov’era propriamente il “buco” da esplorare, più a destra, più a sinistra ma più giù, molto più giù, a sinistra, ancora un pò, ancora, dato che noi dall’alto non potevamo vederlo.

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DE L’AUTRE COTE DU MIROIR….

La scoperta della grotta Su Palu raccontata dal suo scopritore, Claude Planquette.
A breve verrà pubblicata la traduzione in italiano.

DE L’AUTRE COTE DU MIROIR…

Nos amis Rimbaud et Bernoville nous l’avaient bien dit, allez en Sardaigne, c’est magnifique, il y a des grottes grandioses et des canyons à explorer et particulièrement «CODULA DI LUNA». Nous avons commencés à rêver en écoutant leur récit... et s’il y avait bien encore de belles découvertes, et de belles rencontres. Nos amis nous avaient également donné l’envie de connaître un club spéléo, le GGN à Nuoro.

On peut toujours rêver, mais de là à imaginer la suite, à mettre des images sur nos fantasmes et à imaginer  la richesse de nos futures rencontres…

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