Nella grotta del Guano

La grotta mi fu indicata da un anziano agricoltore di Oliena che vi si recava a fare raccolta di guano per fertilizzare il suo orticello.

Lo incontrai sulla carrareccia per Lanaittu una mattina di un giorno qualunque del 1938.
Non ostante l'età avanzata procedeva molto speditamente e dovetti affrettarmi per raggiungerlo.
Gli pendeva sulle spalle un capace zaino vuoto, in parte sommerso dalla folta capigliatura brizzolata che gli sfuggiva di sotto al rustico copricapo. Mi affiancai al solitario viandante, lieto di aver incontrato un compagno di viaggio, il quale, certamente, aveva più dimestichezza di me di quei luoghi dove mi recavo in escursione speleologica. Senza fermarsi, mi rivolse uno sguardo indagatore e saluta alla maniera proto- sarda 'Oh, Oh' che in quel particolare momento significava 'Buongiorno'.
Risposi anch'io allo stesso modo, accennando a un sorriso di compiacenza. Era come se ci fossimo conosciuti da sempre. Solo restavano da conoscere i motivi che ci spingevano a frequentare quei luoghi; ma anche questi furono subito chiariti.

Superata la località 'Su passu malu, lungo la tortuosa e pericolosa carrareccia che conduce a Lanaitu, mi lasciai guidare per un impervio tratturo fino alla vasta imboccatura della grotta.

Ci inoltrammo nel grande antro attraverso un ampio corridoio, sufficientemente illuminato dall' esterno. Egli avanzava con estrema sicurezza, mentre io lo seguivo cautamente, volgendo fugaci sguardi in ogni direzione per conquistare spazi e orientamento oltre ogni possibile visuale. Quasi al buio, superammo un breve ma ripido passaggio in parete, ricco di appigli, senza difficoltà. i trovammo in ima grande sala semibuia, dove egli avrebbe raccolto il guano di cui andava in cerca. Mentre lui si toglieva lo zaino, io indossai il casco e accesi il lume ad acetilene.
Quella luce inusitata mise in allarme migliaia di pipistrelli pendenti in grappoli densi dall'alta volta. Tutti a testa in giù, protestavano con assordanti squittii, pronti a sganciarsi in caso di pericolo.
Egli depose lo zaino per terra, sollevò la testa e mi chiese a che serviva quel lumicino, tutta quella attrezzatura e via. Gli risposi che ero uno speleologo. Allora volle sapere se era una occupazione ben retribuita. Gli spiegai semplicemente tutta la questione, al che, più che mai incredulo, mi rispose ' Boh, Boh '.
Alimentai l'acetilene a tutto gas fino a ottenere una fiamma molto luminosa, che ci consentì di superare i bui corridoi, fino a raggiungere quello sottostante che si affaccia sul fiume Cedrino con un ampio finestrone. Sul fondo vi stagnava un lahetto di acque limpide, invitanti a un cordiale rinfresco. Tolsi dallo zaino una bottiglia di vino, del formaggio, pane carasau e una grossa cipolla. Distesi il tutto sulla pietraia levigata del torrente e invitai l'amico al rustico banchetto. Affettai la cipolla e gli chiesi se la gradiva. Mi rispose che nel suo orto, ben concimato a guano, vi crescevano certe cipolle grosse e dolci che costituivano la meraviglia dei suoi amici, l'invidia dei contadini di tutta la zona e il suo orgoglio personale. Mangiando lentamente ci scolammo la bottiglia del buon vino d'Oliena o alla fine tuffammo il viso nel laghetto,
Satolli, risalimmo lentamente i pendii fino alla grande sala. Io aiutai a riempire lo zaino di guano fresco e leggero, raccattandolo a manate dal pavimento.
" Una volta, di guano ce n'era una montagna," mi disse, con rammarico.
" E dov' andato a finire" gli chiesi; " Forse l'hai dato tutto alle tue cipolle?
Mi rispose, bruscamente. " Se lo sono portato via i genovesi."
"Negli anni 1912/1913, una impresa genovese vi aprì la cava del guano, impiantarono una funicolare e calavano il materiale sulla sponda opposta del Cedrino e lo trasportavano con carri a buoi alle marine di Orosei per essere imbarcato su velieri diretti a Genova."
Ora mi spiego. gli dissi, perché le ampie terrazzate del Genovese sono ancora oggi così fertili e ricche di prodotti ortofrutticoli e lui capi che avrei voluto accennare anche alle sue cipolle. Preso lo zaino di malo modo e si avviò velocemente verso l'uscita, senza proferire una parola.
Lo raggiunsi per salutarlo. Ci scambiammo il solito saluto protosardo, ma questa volta nel significato di 'Buona sera', o di 'Buona notte'.
Lo accompagnai con lo sguardo finché scomparve sommerso dalla fitta vegetazione.
Rimasi a lungo pensieroso, indeciso se tornare tra gente, o restare a passare la notte nel regno dei pipistrelli, laddove la cosa pi importante non poteva essere solamente il guano. Vi erano svariati altri motivi che mi richiamavano a più vaste conoscenze speleologiche.
Mentre rientravo, i pipistrelli svolazzavano dalla spelonca, diretti alla caccia notturna di insetti lungo la stretta gola di Gonogosula, ricca di ogni specie di zanzare.
Si slanciavano per l'aria vespertina in mille direzioni, ciascuno per proprio conto, con virate, cabrate, picchiate improvvise, dirette alla conquista della minuscola preda notturna: la zanzara assetata di sangue e il moscerino svolazzante alla eroica conquista della moscerina.
Mentre all'esterno era iniziata la spietata caccia notturna, io ripercorsi a ritroso la strada del guano indicatami dal mio 'Maestro'. La grande sala, nel contrasto notturno, appariva vivacemente illuminata dalla tenue fiammella della mia acetilene, avevo fame per rosicarmi gli avanzi di pane e cipolla; avevo sete, una grande sete di sapere, di conoscere più di quanto mi era stato insegnato dal vecchio 'Maestro' olianese, Forse mi aveva abbandonato troppo presto. "Chi sa quante altre cose avrebbe potuto insegnarmi" pensai con rammarico, mentre mi aggiravo solitario per le vaste sali.
Scrutavo ogni particolare degno di rilievo, per carpire i segreti dell'antica formazione geoidrologica dell'immensa cavità. Ma ciò che più mi colpì fu la grande quantità di terrecotte rimaste a testimonianza di una vita umana durata molti millenni, a ridosso di qualche glaciazione ribelle.
Mi sdraiai a riposare al centro della grande sala, dove vi era un grande accumulo di ceneri impastate di umidità e, attorno, numerosi ossi bruciacchiati, i quali certamente conobbero famelici divoratori di carne e midollo.
In quella recondita dimora, mi colse il sonno e vi dormii profondamente.
Con l'anima e la mente soggiogate da quanto mi stava attorno, mi parve di udire nel sogno l'accorato vagito di un bimbo cullato nella sana di pelli e la dolce nenia di una madre premurosa.
Quel segno di vita sognato rimase impresso nella mia mente, fino a connettersi, con identico timbro sonoro, a quelli sorgenti dalla culla di casa mia, nella lieta vicenda di cinque figli piagnucolosi.

Nominato Ispettore onorario delle antichità, vi tornai dopo molti anni, attratto dal particolare ambiente ipogeo, vasto e accogliente, ricco di antiche vestigia.
I pipistrelli, ammassati in grappoli densi e compatti, già dormivano il loro lungo letargo. I pigri movimenti in seno al grappolo erano dettati dalla necessità di soddisfare il bisogno di scaricare per aria minuscole caccole di guano; cadessero per terra o sulla mia testa, poco a loro importava.
Il mio soggiorno era destinato alla visita del 'Grande Museo', contenente le tracce di una vita umana, protrattasi per alcuni millenni e da qualche millennio tramontata per sempre.
Non mi curavo di raccattare gli artistici manufatti. Andavo alla ricerca affannosa dei 'Grandi Artisti'.
Dopo tanto girovagare, stanco e assonnato, mi distesi accanto al focolare spento per passarvi la lunga notte autunnale.
La fiammella dell'acetilene andò lentamente affievolendosi, tra incerti, agonizzanti tremolii, fino a lasciarmi completamente al buio. Gli occhi mi si chiusero, ma la mente riandò nei sogni ai bei tempi lontani.
Dal focolare alta si alzò la fiamma a illuminare e riscaldare l'ampio scenario domestico, deve ora giacevo infreddolito e affamato.
Profumati fusi di arrosto solleticarono le mie narici e rigolii di acquolina mi si riversarono in bocca.
Uomini, donne e bambini, seduti attorno al focolare, erano in attesa dell'osso da rosicchiare. Mi parve di essere invitato al loro desco e di dover rinunziare all'osso che mi veniva gentilmente offerto, per tema di non sapersi adeguare al severo galateo trogloditico.
Mi accolsero significando il loro gradimento con larghi gesti di mano che fendevano l'aria satura di fumo, cose per descrivere i loro pensieri che riuscivo a captare nel sogno con chiara lettura.
Chi non avrà la fortuna di passare una notte nella famosa Grotta del Guano, non potrà mai leggere le pagine così mirabilmente scritte e sapere attraverso quelle vicende umane siano passate quelle antiche generazioni nell'accogliente sondo ipogeo.
Prima di uscire allo scoperto, per godersi i primi raggi di sole, nel mio zaino, accanto a formaggio, pane e cipolla, vi posi alcuni significativi reparti archeologici da destinare alla Soprintendenza e, cosa pia importante, vi inclusi la 'pietra igienica', a quei tempi largamente in uso.
Il raro esemplare archeologico non potrà mai trovare degna, adeguata esposizione in alcuno dei numerosi musei cittadini, almeno che non siano dotati di speciali sistemi antifurto.

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