Il Prolagus Sardus

Visite: 1044
Dai vari resti fossili trovati in varie parti d’Europa. per lo più sotto forma di breccia ossifera, si deduce che alcune ascendenti del Prolagus Sardus abbiano vissuto abbondantemente in questa estesa area geografica fra i 25 e i 10 milioni di anni fa, restringendosi successivamente fino a circa 2 milioni di anni fa all’area geografica sardo-corsa dove il discendente Prolagus visse ancora durante il neolitico e si estinse in un non ben determinabile tempo storico.
Brecce ossifere di questo animale sono state localizzate dal Gruppo Grotte Nuorese nel Monte Albo, tra Lula e Siniscola, e presso Silanus, risalenti a depositi formativi entro cavità calcaree, venute a luce per smantellamento erosivo e corrosivo della soprastante roccia da parte degli agenti atmosferici.
Ma il più grande deposito di ossa sfuse di Prolagus Sardus, fu da me rinvenuto nel 1967 dentro la Grotta Corbeddu. frammisto a numerosi avanzi di pasto, costituiti prevalentemente da ossa di cervo e muflone, consumati in un insediamento umano risalente a una fase neolitica durante la quale il cinghiale doveva essere ancora assente dalla Sardegna o almeno dall’areale di caccia di quell’importante insediamento umano che fu la Valle di Lanaittu.

Il Prolagus Sardus dovette quindi entrare, gastronomicamente valido, nelle mense dei nostri più antichi progenitori.
Del ritrovamento fossile della Grotta di Corbeddu ne informai la Dr. Mary R. Dawson, docente di paleontologia, curatore della Sezione dei fossili vertebrati al Carnegie Museum di Pittsburg. Pensylvania, U. S. A., la quale fu già nel 1966 in Sardegna per intraprendere i suoi approfonditi studi sul Prolagus Sardus. Ella mi scrisse assicurandomi che sarebbe tornata in Sardegna nel 1968 e non mancò all’appuntamento con la Grotta di Corbeddu. Da me assistita e dal Gruppo Grotte Nuorese, il deposito fossile fu setacciato e le ossa, rimosse con cura furono impachettate e portate al Carnegie Museum.
In Carnegie Magazine, marzo 1969, Mary Dawson, esprimendo la sua viva soddisfazione sui risultati conseguiti, scrisse:
« Il più grande successo fu incontrato nella provincia di Nuoro, nella parte centro-nord della Sardegna, dove fui assistita dagli speleologhi del Gruppo Grotte Nuorese. La nostra migliore località fu la Grotta di Corbeddu, così chiamata da un noto bandito del tardo XIX secolo il quale usò la grotta come rifugio. Fortunatamente Corbeddu e i suoi accoliti non impegnarono il loro tempo libero alla ricerca di fossili, così quando noi entrammo nella grotta verso la fine del 1968. fummo felici di trovare un tesoro di ossi, la maggior parte di Prolagus, ma anche di muflone. di gatto, di topi, di pipistrelli, di uccelli, di bisce e salamandre ».
Dalla grande collezione di ossi, furono separati. scelti, selezionati e ben lavati gli ossi di Prolagus. E, finalmente, con la collaborazione di altri specialisti ed in modo particolare di Mr. Daniel Oppliger del Museo di storia Naturale di Basilea (Svizzera), Mary Dawson è arrivata oltre che ad un profondo studio della osteologia del Prolagus Sardus, alla ricomposizione completa dello scheletro. I suoi studi sono stati pubblicati nella rivista trimestrale «Palacovertebrata», Vol. 2, fasc. 4. giugno 1969 - Montpellier (Francia).
Ma è ancora interessante conoscere ciò che in proposito scrive Mary Dawson:
« Con questa ricostruzione completa ormai nelle nostre mani e dallo studio dettagliato di ogni osso è possibile vedere che il Prolagus non era un veloce corridore o un grande saltatore come i suoi parenti conigli.
Appare piuttosto che egli abbia goduto di una buona muscolatura, probabilmente adatta ad aggrapparsi ed arrampicarsi ai terreni rocciosi che caratterizzano la maggior parte della Sardegna. Vi sono tuttavia molte cose che la superba ricostruzione di Mr. Oppliger non potrà mai dire quali la grandezza delle orecchie e il colore della pelliccia, ma siamo coscenti di avere una ragionevole e accurata immagine di questo piccolo animale che ha costruito un abbondante ed importante membro della fauna sarda e corsa durante l’era glaciale ».
Bruno Piredda