La Grotta S. Giovanni Su Anzu la più bella tra quelle esplorate

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di Michele Columbu (Il Tempo - 1960)

II complesso speleologico della Grotta del Vento aveva costituito l'argomento base delle nostre ultime note, abbiamo presentato la Grotta più lunga d’Italia in tutta la sua orrida bellezza. con tutte le sue difficoltà e con tutti i suoi pericoli, mettendo soprattutto in rilievo i risultati ottenuti dagli speleologi nuoresi. Ma oramai la Grotta del Vento non è che una pietra miliare della storia del Gruppo Grotte Nuorese, una pietra miliare importante se vogliamo, ma pur sempre una cosa sorpassata, superata dalle nuove scoperte, dai nuovi e continui risultati brillanti. E’ appunto di una nuova scoperta che vogliamo parlare, di una grotta esplorata solo un mese fa solo in parte e che sembra promettere sempre più grandi meraviglie: la Grotta di S. Giovanni Su Anzu.

Tale Grotta si apre sulla strada che da Dorgali porta ad Orosei alla base di uno dei monti calcarei che fronteggiano, o meglio si affiancano, a Monte Bardia.
Un fiume di notevole e continua portata esce dalla Grotta che, appunto attraverso tale via d’acqua, è facilmente percorribile. La prima parte è infatti costituita da due laghi, il primo dei quali è lungo circa 400 metri mentre il secondo raggiunge i 1500 circa: a questi primi due laghi seguono ancora diversi laghetti più piccoli e di non facile percorribilità per le strettoie e le secche invero molto frequenti. Ma facciamo un passo indietro per occuparci in particolare di una piccola diramazione che si trova sulla sinistra del secondo lago e mette in comunicazione attraverso un pozzo di circa 60 metri alla parte bassa della voragine di Spinigoli, sull'altro versante del monte.
E’ di particolare interesse tale voragine, per la splendida colonna che si innalza al centro di essa per ben 36 metri. Una formazione stalato-stalagmitica di una imponenza straordinaria ed eccezionale; pare formata da una serie di capitelli corinzi messi uno sull'altro sino a raggiungere la volta che in quel punto si abbassa. Il primo salto della voragine è profondo circa 50 metri e si raggiunge il secondo, quello che mette in comunicazione con la Grotta di S. Giovanni, attraverso una pericolosa frana.
Ma tornando alla Grotta vera e propria riprendiamo la nostra marcia nel buio per raggiungere a circa tre chilometri la diramazione principale della Grotta: a sinistra - quella chiamata S’Ispiridu Santu. e a destra quella chiamata Calagonone. La prima diventa subito stretta e porta a dei banchi di argilla viscida impedendone subito dopo il proseguimento, mentre la seconda porta ad una serie continua di sale che racchiudono il più grande e bel segreto della Grotta.
E' questa, senza dubbio, la parte più interessante e più bella di S. Giovanni, la parte che ha portato tale grotta al primo posto in Sardegna e senza dubbio in Italia. Nella prima parte avevamo potuto osservare delle concrezioni bellissime e sbalordire davanti ad alcune di esse; ma nella seconda parte proprio sotto la montagna nelle sale immense e fiabesche, non si può non restare senza parole. Saremmo tentati di dire che la natura ha superato se stessa, andando oltre quello che a noi sembrava il limite ultimo, sembrava già l'impossibile.
Vorremmo volentieri andare oltre nella nostra modestissima e certo inadeguata descrizione, ma dovremo cosi facendo, trovare termini nuovi, figure e pensieri nuovi, che, pur nella loro novità, non si avvicinerebbero neppure a quanto abbiamo visto. Una sala in particolar modo ha colpito la nostra fantasia: di forma circolare con una grandissima colonna al centro, le sue pareti adorne di migliaia di concrezioni, sono formate da grandi finestroni che ricordano il Colosseo a Roma.
E questi finestroni. immensi archi naturali, nascondono nelle loro vuote occhiaie imprevedibili formazioni calcaree.
Dire che le forme bizzarre assunte qui dal calcare in formazione è dovuto alla pressione dell'acqua o dell'aria che circola nella Grotta, è indubbiamente spiegare scientificamente il fenomeno, ma come esso perde in bellezza. come è più bello fantasticarci su alla ricerca della sua possibile formazione in un mondo irreale e lontano,un mondo di sogno quale si presenta l’ambiente tutto!

E le sale si susseguono alcune interamente pavimentate da uno strato sottile e brillante del calcare e si perdono ancora nelle viscere del monte, lontano verso la loro fine ed origine che gli speleologi nuoresi tenteranno presto di violare. Di facilissima valorizzazione turistica, la Grotta di S. Giovanni potrebbe in poco tempo e con una spesa abbastanza modesta, diventare un richiamo turistico di prim’ordine e superare qualsiasi altro complesso del genere esistente in Europa.
Purtroppo si è pensato di sfruttarne le risorse idriche e si è già iniziata la costruzione, di un acquedotto che andrà ad alimentare l’arida terra di Baronia.
Non siamo per niente d’accordo con tale progetto che riteniamo, oltre tutto, poco buono e perfettamente sostituibile con un altro che cerchi le sue fonti sui monti d’Irgoli. Forse la nostra è una soluzione troppo semplice e tardiva, ma deve per forza essere ignorato in questo modo il valore di un cosi importante numero per il nostro turismo, o più semplicemente per la nostra economia. Fra qualche anno la Grotta di S. Giovanni sarà chiusa ed il cancello d’ingresso sarà fermato anche agli speleologi, la natura continuerà indisturbata nei suoi meandri il suo lavoro faticoso di millenni.
Ma possiamo noi accettare passivamente tutto questo?