Gli epigoni della "Tirrenide"

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di Antonello Pippia (1972)
III Congresso Nazionale di Entomologia di Pisa


Nella umida ombra delle caverne del Vento, dell'Avvoltoio, di S. Giovanni, del Bue Marino e di tante altre innumerevoli, pressoché inesplorate, vivono tuttora le testimonianze della leggendaria “Tirrenide”, travolta, in un ignoto giorno, dai cataclismi primordiali. Di questo continente tirrenico, saldato forse un tempo alla mitica Atlantide, la Sardegna non è che un frantume miracolosamente sfuggito all'immane catastrofe.

Le numerose caverne della Sardegna rappresentano uno degli aspetti più affascinanti e sconosciuti della nostra Isola. Ed è un vero peccato che solo pochi abbiano avuto la fortuna di ammirare questo meraviglioso mondo sotterraneo.

La Sardegna come è noto vanta in italia il primato delle grotte più grandi. È sufficiente ricordare quella detta del “Bue Marino”, in parte occupata dalle acque del mare e ricercata meta del turista desideroso di emozioni; quella del “Vento”, colossale cavità che si addentra nelle viscere della montagna per cinque chilometri e non ancora definitivamente esplorata; quella di San Giovanni, bellissima e forse ancora più grande del “Bue Marino”; e cento e cento altre ancora in gran parte sconosciute che nascondono con probabilità bellezze di prim'ordine e reperti di incomparabile interesse.
Tali grotte sono attivamente studiate da gruppi di persone che con sacrifici notevoli perdono le loro domeniche in cerca di emozioni, attratti dall'ignoto e spinti dal desiderio di trovare elementi e conoscere fatti che possano essere determinati per risolvere importanti problemi di interesse pratico e scientifico.
Lo studio delle caverne e delle acque in esse scorrenti riveste in Sardegna ad esempio un notevole interesse pratico. L'utilizzazione di queste ultime, che esistono abbondantissime proprio là dove è più forte la siccità superficiale, non può lasciare indifferenti gli speleologhi sardi.
Lo studio della fauna cavernicola, specialmente troglobia ed eutroglofila, assume poi una particolare importanza, non solo per gli studi sull'adattamento morfologico in ambienti così altamente specializzati, ma anche, specialmente nella nostra Isola, per la risoluzione o dimostrazione di importanti quesiti strettamente legati ad alcuni fattori che hanno influito sulla formazione della attuale fauna della Sardegna. Gli zoogeografi traggono dagli abitanti di questo ambiente, rimasto intatto durante il passare dei secoli (le grotte rappresentano a volte rifugi di rari generi e di specie, chiamate perfino da alcuni autori “fossili viventi”), interessanti materiali per lo studio dell'origine della fauna sarda che si ricollega direttamente alle vicende paleogeografiche subite dalle nostre terre nel corso del Terziario.
Infatti i collegamenti che la Sardegna ha avuto con altri territori del bacino mediterraneo nelle epoche passate, possono trovare testimonianze preziose nello studio della fauna cavernicola, che può fornire inoltre dati precisi sulle correnti predominanti che hanno interessato tali collegamenti, sulla fauna paleomediterranea preesistente nell'Isola.
Per quanto è noto nella paleografia sarda del Terziario, la Sardegna sarebbe stata inclusa inizialmente, insieme alla Corsica, in un vasto continente, la Tirrenide, che comprendeva anche buona parte dell'Iberia, la Francia, l'Italia centro-settentrionale e forse anche la Sicilia, le maltesi e le coste dell'Africa Minore dal Rif alla Tunisia. Nelle epoche successive varie trasgressioni avrebbero parzialmente e ripetutamente sommerso la Tirrenide e anche parte della Sardegna, della quale sarebbero rimaste emergenti solo la porzione Nord e Sud.
Comunque molti autori concordano nel ritenere che nel Terziario la Corsica e la Sardegna avrebbero avuto collegamenti dapprima con l'Iberia, le Baleari e la Francia Meridionale e poi con le Alpi e di nuovo con la Francia del Sud. Mentre sarebbero discussi i rapporti con la Toscana, Lazio, Sicilia, Algeria e Tunisia e col massiccio del Rif. Inoltre la parte Nord della Sardegna (Gallura) avrebbe avuto sicuramente i maggiori e più duraturi collegamenti con la Corsica, mentre la parte del Centro-Sud sarebbe stata spesso separata dalla Sardegna settentrionale.
Esaminando l'entomofauna cavernicola nota ci si rende ragione di molti dei fatti su esposti. Ma purtroppo moltissime specie rimangono sicuramente ancora da scoprire e i dati in nostro possesso sono scarsi e ci si accorge che fra gli insetti, e particolarmente fra i Coleotteri Carabidi e Catopidi, molte specie hanno parenti prossimi nella parte Ovest e Nord del bacino del Mediterraneo occidentale.
Posso ricordare ad esempio il Sardaphaenops Supramontanus, (che è considerato una reliquia molto antica della Tirrenide prepontica) trovato nella grotta “Nurra 'e sas Palumbas” sul Monte Corrasi di Oliena e nella “grotta del Vento” e risulta affine agli aphaenops Nord-pirenaici. Anche i Catopidi del genere Speonomus hanno simili affinità e sono legati a specie pirenaiche. Le Ovobathysciola poi (piccolissimi coleotteri trovati in varie cavità del nuorese) sono affini a forme che popolano la zona levantina della Spagna. Il Duvalis Sardous risulta sistematicamente vicino al Duvalis del gruppo Raymondi diffusi nella Francia e nelle Alpi Marittime, Secondo un noto autore francese la nostra specie dovrebbe essere giunta dall'Appenninia e solo successivamente passata dalla Sardegna nella Spagna Nord-orientale e nella Francia.
Infine possiamo ricordare lo Speomolops Sardous, trovato nella grotta del “Bue Marino” presso Dorgali e che appartiene con ogni probabilità alla medesima linea filettica di entità che popolano l'isola di Majorca. A una famiglia diversa appartiene invece l'Isteride Sardulus Speleus, rinvenuto nella grotta di Toddeito non lontano da quella del Bue Marino. I pochi rappresentanti cavernicoli di questa famiglia si trovano in Asia Minore e nel Veneto.
Fino ad ora non esistono specie che presentino legami con l'Africa Minore e con la Sicilia, ma le scoperte avvengono continuamente e con tutta probabilità ci riveleranno sorprese.
Recentemente il professor Giorgio Fiori, direttore dell'Istituto di Entomologia Agraria dell'Università di Sassari, con l'aiuto del Gruppo Grotte di Nuoro, ha rinvenuto nella “Voragine di Orolitto” presso Dorgali, un nuovo Coleottero Carabide del genere Ceuthosphodrus e del sottogenere Actenipus diffuso, come è noto, in tutto l'arco che dai Cantabrici attraversa i Pirenei, la parte meridionale del Massiccio Centrale, le Basse Alpi e le Alpi Marittime e raggiunge l'Italia peninsulare.
Abbastanza recentemente, poi, un membro del Gruppo Grotte Nuorese ha rinvenuto nella “Valle di Pentumas” (Oliena), e precisamente nella “Grotta dell'Avvoltoio”, a venti metri di profondità, in zona di penombra, un interessantissimo Ortottero appartenente ad un genere ed una specie nuova per la scienza.
Tale insetto possiede un interesse faunistico veramente notevole, dato che risulta affine a generi diffusi in Spagna, Marocco e Grecia, ed è stato descritto col nome di Acroneuroptila Sardoa dal prof. Bacetti di Firenze.
Da quanto è stato esposto fino ad ora appare evidente l'importanza delle ricerche che gli speleologhi conducono nelle caverne della nostra Isola e gli affascinanti problemi che possono essere affrontati e brillantemente risolti.

Antonello Pippia