BUE MARINO

Bue Marino. Storie di esploratori
di Maurizio Murgia
tratto da Sardegna Speleologica n. 29 del 2017

Narra la leggenda che in tempo antichissimo dei pescatori avessero cercato di introdursi nella grotta, forse per cercare un sicuro riparo dalla furia delle onde o forse perché spinti dalla curiosità, trovando però l’ingresso sbarrato da una foca dalle dimensioni colossali, terribilmente infuriata dalla paura di perdere i “cuccioli” che si trovavano nell’interno. A stento, e solo dopo un’epica lotta col bue marino, i pescatori sarebbero riusciti a trovar scampo e a guadagnare la riva: nel loro terrorizzato racconto, quella foca si sarebbe ingrandita fino a raggiungere proporzioni incredibilmente enormi, e con tutta probabilità fu proprio questa la ragione che tenne lontani dalla grotta anche i più temerari, i quali non si azzardarono mai ad avventurarsi al di là della prima, spaziosa caverna.

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SU PALU - La scoperta

SU PALU - La scoperta
di Francesco Sanna
Tratto da Sardegna Speleologica n. 29 del 2017

La scoperta di Grotta “Su Palu” e qualche cenno al Bue Marino, un viaggio tra ricordi un po’ sbiaditi, qualche disappunto e la consapevolezza del brillante lavoro svolto dagli spleleologi sardi e stranieri che hanno contribuito all’esplorazione di uno dei più grandi sistemi carsici in ambiente mediterraneo.
L’ingresso della grotta di Su Palu viene individuato da speleologi francesi che collaboravano con il GGN al termine di un campo Pasquale del 1978 o del 1979. Nella prima occasione, per mancanza di tempo e attrezzature viene raggiunta solo la prima sala della grotta, vale a dire quella che anticipa l’esistenza del ruscello che si inoltra nel cunicolo oltre il quale la cavità carsica si allarga considerevolmente, conducendo al vasto sistema ipogeo scoperto negli anni successivi. 

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Neospeleologia in Sardegna

PRIMA ESPLORAZIONE NELLA GROTTA “SA OCHE” - OLIENA

La prima attività speleologica di esplorazione sistematica delle grotte in Sardegna, per quanto mi risulti,  risale  al  1939.  ed  ebbe  come  obiettivo principale la grotta di "Sa Oche", nella valle di Lanaittu (Oliena), anche se l’idea prima sulla necessità di costruire in Sardegna una organizzazione speleologica nacque più tardi, negli U.S.A.

Sono stato protagonista di entrambi gli eventi e, sebbene contrario alle trattazioni di carattere personale, occorre che io ne parli, almeno per dovere di cronaca.

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Sognando ad occhi aperti ...

Sognando ad occhi aperti ho percorso le Grotte del Bue Marino nei tortuosi tronchi principali e nei più riposti meandri delle sue numerose diramazioni. E ne sono rimasto, in ogni angolo,incantato e rapito.
Ho navigato con leggera imbarcazione il LAGO SALATO che,con i suoi 40 metri di sviluppo, può ben considerarsi il lago salato sotterraneo più lungo del mondo. Nella spiaggetta delle foche, ancora vergine al turista,attratto da un insolito brontolio, ho scoperto un “cucciolo” di appena 10-15 giorni.

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Sa Oche

Prima esplorazione nella Grotta

Nel lontano 1938, in Nuoro, tre uomini accomunati dalla stessa passione si costituivano in Gruppo Speleologico, dando così origine al nucleo primigenio della speleologia sarda. Alla formazione di questo gruppo, Bruno Piredda, Giuseppe Cadoni e Federico Ventura erano pervenuti a coronamento naturale d'una lunga serie d'escursioni, portate a termine, spesso, a prezzo di notevoli rischi e sacrifici; questo primo gruppo ha rappresentato la forza coesiva per la nascita del sodalizio.

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