NOTE PRELIMINARI SULLA PIÙ LUNGA GROTTA D'ITALIA, IL BUE MARINO di Michele Columbu


ATTI del VI Convegno Nazionale di Speleologia

Trieste 30 agosto – 2 settembre 1954

 

NOTE PRELIMINARI SULLA PIU' LUNGA GROTTA D'ITALIA, IL BUE MARINO,

E SU ALTRE CAVITÀ NATURALI IN PROVINCIA DI NUORO

di Michele Columbu

 

Nel 1936 il dott. Carmelo Maxia pubblicò (Le Grotte d'Italia, serie 2, vol. I) un suo lavoro intitolato «Le attuali conoscenze speleologiche sulla Sardegna», nel quale, fra l'altro, dava un elenco di 94 grotte ordinate alfabeticamente.. Mancando ogni altra possibilità di riferimento, come segno convenzionale, sarà bene adottare tale numero d'ordine preceduto dalla sigla Sa (Sardegna) e continuare il catalogo col numero 95 e seguenti, necessariamente senza seguire l'ordine alfabetico (è noto che il Governo Regionale intende istituire un Ufficio Grotte che potrà certamente dirigere anche il catasto).

Dall'indice bibliografico riportato dallo stessa Maxia risulta che in passato ben poco si scrisse in Sardegna su quell'argomento; starei per dire nulla, considerando che le rare descrizioni di grotte (se non si vuole risalire al parziale rilievo e alle notizie tramandate da A. Lamarmora intorno alla Grotta di Nettuno) sono generalmente collegate a preminenti interessi archeologici, antropologici o minerari o altro. Mi pare pertanto che il lavoro del Maxia possa ragionevolmente figurare come opera fondamentale per la speleologia della Sardegna. Il merito più grande dell'autore è certamente quello di avere raccolto un considerevole numero di nomi di grotte e di averne approssimativamente determinato la posizione. Fra le grotte citate dal dott. Maxia le più numerose, relativamente, spettano ai Fogli I.G.M. di Dorgàli, Orosèi, Nùoro (16 al solo Foglio di Dorgàli), che comprendono appunto il campo d'azione in cui ha finora operato il Gruppo Grotte Nuorese. Il territorio è quello: dei comuni di Olièna, Orgòsolo, Urzulèi, Baunèi, Dorgàli, Orosèi, Siniscòlà, Lula costituito quasi totalmente da calcari mesozoici, vastissimo, impervio, selvaggio. I calcari di Lula e di Siniscòla, che culminano col M. Albo, sono separati da quelli di Dorgàli da una regione basaltica è dalla vallata alluvionale del Rio Cedrino, in cui sorge isolato il Monte Tuttavista. Subito a sud e a ovest di questo ha principio la più imponente massa calcarea estesa dal mare fino a Olièna, Orgòsolo, al Gennargentu. Vi fanno parte (nomi più noti) il Monte Corràsi (m. 1460), il famigerato Supramonte, il passo di Sillana (m. 1100), l’orrido burrone di Gorròpu; attraverso il quale scorre il Rio Flumeneddu e si affaccia nella profonda valle che da sud a nord interrompe la continuità della montagna e porta le sue acque al Cedrino. La montagna, i cui strati risultano fortemente inclinati verso est (o nord-est), sia al principio (sulla linea Orgòsolo-Olièna) sia nei profondi solchi centrali, presenta alti «a picco» sul lato occidentale e digrada verso oriente. Considerata tale inclinazione e il naturale gioco delle acque in superficie e in profondità, non c'è da meravigliare se le grotte si aprono a est nella maggior parte dei casi e hanno, per approssimazione, sviluppo est-ovest.

 

 

Il Gruppo Grotte Nuorese in questi anni ha svolto un'intensa attività di esplorazione tendente non tanto allo studio sistematico delle grotte quanto all'accertamento della posizione topografica e, con brevi (o lunghe) escursioni interne, alla valutazione della loro estensione. In tal modo si va compilando un nuovo catalogo, esteso a tutta l'isola, che sarà la base di ogni futura esplorazione. Le 23 cavità del Nuorese nominate nel 1936 dal Maxia sembra che debbano diventare centinaia, se il ritmo degli aggiornamenti non sarà allentato. Tra le grotte di grande sviluppo che non risultano citate nell'opera del Maxia indichiamo qui il Guano, Sa Oche, Su Ventu, Ispinigòli.

La Grotta del GUANO (diversa da quella del passo di Sillana, al n. 46), si apre lungo la sponda destra del Rio Cedrino (territorio di Olièna), un chilometro a valle della nota sorgente Su Gologòne, in un profondo solco che divide i calcari da un altipiano basaltico. Varie imboccature sovrapposte confluiscono dopo qualche centinaio di metri in un'unica galleria che è stata seguita per sette-ottocento metri. In inverno viene in luce un vero e proprio torrente che nell'estate del 1951 era quasi asciutto. Nel tratto finora conosciuto non presenta notevoli concrezioni. Le sovrapposte sale superiori, a cui si accede più facilmente per il sentiero che viene dalla montagna, sono ampie e hanno le volte totalmente coperte da grappoli di pipistrelli. (Perchè nelle grotte vicine sono quasi assenti? Quali favorevoli condizioni ne hanno favorito un così largo sviluppo?) Il guano è stato asportato da una società genovese che, all'uopo, non aveva esitato a impiantarvi una teleferica né a devastare l'incredibile tesoro di manufatti neolitici, i cui avanzi — senza alcuna possibilità ormai di ricostruzioni stratigrafiche — furono ammassati negli angoli e nei cunicoli secondari.

Sa Oche e su Ventu aprono le loro grandi bocche nella Valle di Lanaìtto (Olièna) a cui si può accedere dal ponte della strada Dorgàli-Traversa, dove il Flumeneddu raggiunge il Cedrino. E la valle di Lanaìtto si trova appunto tra la valle del Flumeneddu e quella del Cedrìno superiore.

SA OCHE (La Foce) presenta una serie di laghetti a livello diverso; a meno di 300 metri termina con un sifone inesplorato.

SU VENTU (o SA SENNORA) quasi sullo stesso piano verticale della precedente, cento metri più alta sulla stessa falda del monte, confluisce verso la galleria di Sa Oche. Dopo quasi 400 metri, che presentano non lievi difficoltà all'esploratore, si divide in due rami. Quello discendente termina in un sifone che potrebbe essere l'altro capo di quello di Sa Oche. Il ramo ascendente (vi scorre dell'acqua) non è stato esplorato per lungo tratto. Entrambe queste grotte hanno lungamente impegnato il Gruppo Grotte che ne ha fatto un rilievo provvisorio ma abbastanza preciso. Su Bentu ha concrezioni vaste, bianche o tendenti al rosso, e stalattiti di varia foggia e di varia grandezza. Notevole una grande stalagmite, sorta su una concrezione orizzontale che rivestiva originariamente un cumulo di argilla poi sottratta (forse durante l'alluvione dell'ottobre 1951) dallo scorrimento delle acque. Così questa stalagmite (altezza m. 12, diametro m. 1) è ora sostenuta da una “soletta” spessa meno di due centimetri (ottimo esempio di leggerezza è di economia che si consiglia agli architetti!). Altra caratteristica di questa grotta è la forte corrente d'aria (si spiega così il nome) che s'incontra in una strettoia a circa quaranta metri dall'imboccatura. Nello stesso punto (temperatura 12°) è facile catturare lo «Spelerpes fuscus».

 

Passando a un rapido esame di altre cavità menzionate nel lavoro del Maxia, osservo che sulla «Grotta Nuova» o «Grotta di Toddeitto» si fa una certa confusione. Si tratta infatti di due grotte ben distinte: una è quella chiamata di Toddeitto e un'altra quella della Grotta Nuova. La prima, che è molto bella ma niente affatto vasta, si apre con un'angusta imboccatura sul costone a monte del Bue Marino; la seconda, come spiegherò in seguito, si può considerare ormai facente parte del Bue Marino.

 

S. GIOVANNI DE SU 'ANZU, in territorio di Dorgàli, si trova in prossimità di acque termali (Su 'anzu - i1 bagno). E' tutt'altro che mediocre, ma fino al settembre del 1951 se ne conosceva soltanto l'imboccatura e una sala-laghetto iniziale (m. 50) terminante in un sifone. Tre elementi del Gruppo Grotte Nuorese, approfittando di particolari condizioni di magra, riuscirono a passare con una piccola barca metallica allora in dotazione all'Ente Antianofelico. Seguirono il corso d'acqua (da nord-est a sud-ovest), sempre navigabile e facile, per cinque ore, perdendo però tempo in qualche escursione laterale all'asciutto, che fruttò largo e interessante materiale archeologico sicuramente venuto per altra via, benché non sia stato possibile scoprire (forse perché franato) il passaggio dell'uomo preistorico. Un alto cumulo di sassi fermò poi la navigazione in barca. Due degli esploratori superarono l'ostacolo a piedi e ripresero ad avanzare con un battellino pneumatico, ma presto dovettero tornare indietro perché non avevano previsto e non erano preparati a una più lunga escursione. Poiché non furono eseguite delle misurazioni sarebbe presuntuoso pronunziarsi sulla lunghezza del percorso; ma certo è lecito correggere la definizione di «mediocre» in quella di «vastissima». La quale ricognizione è ampiamente confermata dall'esplorazione di quest'anno: gli speleologi nuoresi hanno infatti ritrovato le stesse favorevoli condizioni al sifone d'ingresso, vi sono penetrati con tre canotti di gomma, hanno superato il segno lasciato dai tre esploratori del 1951 e si sono inoltrati per lunghissimo tratto fino a un punto in cui la galleria presenta altre due possibili vie, pure navigabili. E ancora per «lunghissimo tratto» seguirono una di quelle gallerie fino all'esaurimento delle forze e dell'illuminazione. La presunta lunghezza della grotta esplorata (e solo parzialmente misurata) è di oltre 5000 (cinquemila) metri! Questa grotta sarebbe dunque ancora più lunga del Bue Marino, però è meno ampia e meno facilmente navigabile a causa delle frequenti secche. Rare sono invece le rapide, sicché il dislivello, dall'ingresso al punto in cui è terminata questa seconda esplorazione (che ne sollecita necessariamente una terza o molte altre) è di soli pochi metri. Una nuova esplorazione dall'alto, sulla montagna, attraverso la Grotta di ISPINIGÒLI, ha stabilito una seconda via di ingresso alla Grotta di S. Giovanni. La Grotta di lspinigòli comincia con una sala semicircolare, molto bella per le sue concrezioni bianchissime, dalla quale ci si affaccia in un largo pozzo profondo oltre quaranta Metri. Dal fondo di questo, che può essere raggiuto facilmente anche senza l'impiego di scalette, si prosegue, per una galleria inclinata, verso il corso d'acqua di S. Giovanni. Nello stesso pozzo si ammirano delle maestose stalattiti che hanno raggiunto il suolo. Una di esse misura m. 38,60.

 

Seguendo ancora il lavoro del dott. Maxia desidero sciupare un po' di spazio per accennare a una cavità che mi sta particolarmente a cuore. «Nei monti di Baunèi» riferisce il Maxia — «è segnata la voragine carsica di Monte Santo (63) in Regione S. Pietro, in un settore dove la serie calcarea è attraversata da lave basaltiche». Poiché in regione S. Pietro, sui monti di Baunèi vi è una sola voragine, ritengo che si tratti di quella dalla popolazione locale chiamata ISTERRU 'E GOLGO, che si spalanca all'improvviso ai margini di una vasta pianura basaltica, con un'apertura di una trentina di metri in cui si può agevolmente scendere per quindici. Poi si staglia la bocca quasi circolare (diametro m. 12) del pozzo verticale che al sondaggio ha dato la profondità di m. 170. Quel che rende estremamente interessante questa voragine è il fatto che si apre in terreno chiaramente e decisamente basaltico e non presenta segno alcuno di erosione (del resto non raccoglie nemmeno le acque della pianura), tal che sembrerebbe doversi escludere la sua origine carsica. Non resterebbe allora che collegarne la genesi al cataclisma che al principio del quaternario cambiò il volto alla sezione centro-orientale della Sardegna e in cui vennero in luce, qua e là tra i calcari mesozoici abbondanti lave basaltiche. La parola decisiva, naturalmente, agli specialisti.

Per conto mio ritengo che il Gruppo Grotte Nuorese debba procedere alla sua esplorazione prima di occuparsi delle voragini (carsiche quelle) di SA TUMBA 'E NURAI (primo pozzo m. 106) e di SA TUMBA 'E NIDORRA, entrambe sul Monte Albo (Lula), sia perché in qualche modo S'isterru 'e Golgo gravita nel bacino del Bue Marino (e da due anni questa grotta assorbe tutta l'attività del Gruppo), sia perché, a parte l'implicito interesse puramente geologico, non mi pare improbabile che riservi, sorprese di interesse archeologico e antropologico. Essa (voragine) si trova infatti in una pianura che non sfuggì all'attenzione dell'uomo preistorico, (come attestano i tre nuraghi circostanti) data la grande asprezza e aridità dei monti che la circondano da ogni parte per larghissimo raggio. E impressionato dall'orrore che nei contadini di Baunèi suscita lo stesso nome di Golgo, mi piace supporre (ammetto che ci vuole una certa dose di immaginazione) che gli antichissimi abitatori di quella pianura non ne fossero meno inorriditi e che, di conseguenza, la voragine assumesse per essi valore religioso... Io, insomma, spero francamente di trovarci offerte votive o almeno manufatti cadutivi casualmente nei secoli. Persino il nome di questa singolare voragine, nel raffronto con altri toponimi pure indicanti voragini o grotte (GOLGO, GoIonio, Gòlogòne, Ispinigòli, Gorròpu), richiama l'attenzione dello studioso.

GROTTA DEL BUE MARINO.

Benché l'esplorazione non sia terminata (mancano numerosi cunicoli e gallerie laterali; e resta da vedere la galleria principale dove, recentemente, l'acqua del sifone terminale si è abbassata lasciando passare una notevole corrente d'aria) nessun'altra, né più grande né più bella, è stata così appassionatamente visitata dal Gruppo Grotte Nuorese, che ne ha finora rilevato m. 4051. La scoperta di questa grotta (1951) si deve a un gruppo di studenti dorgalesi che, animati da spirito di avventura, vi penetrarono profondamente con canotti pneumatici. Ma senza l'intuizione del suo grande valore turi-stico e un tenace interessamento da parte di Dino Giacobbe, attuale Presidente del Gruppo, sarebbe rimasta più o meno sconosciuta e ancora definita «mediocre», come nel lavoro del Maxia che ne ricavò i pochi dati dall'opera di Alberto Lamarmora. Il quale, quando passò da quelle parti, oltre un secolo fa, trovò il mare cattivo e non poté visitarla. Grande iattura certamente per la fama di questa grotta nei confronti di quella, famosissima, di NETTUNO sulla costa occidentale. La Grotta del Bue Marino deve il suo nome alla presenza delle foche che s'incontrano assai frequentemente, fino a mandrie di dieci capi, in ogni stagione ma specialmente nell'inverno, durante il cattivo tempo. Si apre su un'alta costa a picco sul mare con due imponenti portali; quello di sinistra conduce alla galleria navigabile; quello di destra dà luce a una grandissima sala asciutta che si sviluppa verso nord, e attraverso un laghetto (detto «smeraldino» perché prende un delizioso tono di luce verde dal sifone comunicante col mare aperto) e poi un cunicolo, scoperto e reso praticabile dal Gruppo Grotte Nuorese, comunica con la così detta Grotta Nuova, estesa un migliaio di metri e un tempo ritenuta facente parte a sé. Questa parte del Bue Marino è accessibile dal mare mediante altre due imboccature e da terra mediante una scaletta a pioli poggiata a un'altra parete (finché non sarà scavata la galleria artificiale in progetto). Tutto questo tratto è percorribile facilmente e offre spettacoli non comuni di stalattiti, stalagmiti, concrezioni bianchissime, frangette regolari che paiono ricamate e disposte dalla mano dell'uomo lungo le gallerie, grandi coppe cristalline scintillanti di minute incisioni e rilievi, torricelle di immacolato e trasparente candore. Dall'ingresso di sinistra si prosegue invece in barca, sempre in acqua marina, per 750 metri. Di lì, dopo un breve sbarramento, comincia l'acqua dolce. Tutto il percorso è navigabile: per due terzi necessariamente, perché le pareti sono, a picco, e per un terzo circa è percorribile anche a piedi per facili camminamenti. In qualche punto la grotta si allarga fino a 150 metri; l'altezza massima è di m. 80, la profondità massima dell'acqua (autunno 1953) di m. 15. Queste notizie sulla grotta più lunga d'Italia sono, per la loro frettolosità, semplici dati preliminari. Un'illustrazione completa e minuziosa, corredata di molte fotografie e del rilievo orizzontale, è in preparazione presso il Gruppo Grotte Nuorese.

1) In attesa che il Governo Regionale, magari volta per Volta aderendo -ad avvedute e .responsabili proposte, provveda al ripristino della toponomastica sarda, per non inge-nerare confusione continueremo a scrivere 'ufficialmente, sebbene a malincuore, «Olièna» invece di «Oliava», «Mioro» invece di «Nùgoro», «Lula» invece di «Lùgula», ecc. ecc.

Il Gruppo Grotte Nuorese, costituito ufficialmente nel 1952, esplica in effetti una sua regolare attività dal 1950, operando di preferenza nella zona carsica della Sardegna centro-orientale (Oliena, Dorgali, Baunei, Orosei), ma anche sulla montagna calcarea di Lula e di Siniscola (M. Albo e sue pendici). In questi anni sono state esplorate, ma non in modo definitivo e completo, mote grotte il cui accesso era già noto da tempo, e altre totalmente sconosciute. Più che di esplorazione si parlerà di sopraluogo a proposito, per esempio, della voragine SA TUMBA ‘E NURAI in territorio di Lula, a quota 800, il cui primo pozzo è stato sondato e ha dato la profondità di m 106. Nella stessa zona è stata vista una piccola parte della grotta chiamata SOS OMINES AGRESTES (F. 195 (rosei, Quadrante III, Tavoletta N.O., Long.ne 2° 54' 50" Lat.ne 40" 28' 28").

 

In, territorio di Oliena sono state esplorate:

Intorno a SU GOLOGONE (F. 208. Q. IV, Tav. N.O., Long.ne 2° 56' 38", Lat.ne 40° 17' 18") un pozzo verticale di metri 32, massimo sviluppo interno m. 200 percorribili in battello pneumatico. Altre brevi cavità terminanti con sifone dopo un percorso verticale.

La grotta del GUANO (F. 208 Dorgali, Q. Tav. N.O., Long.ne 2° 56' 40", l'at.ne 40° 17' 18"), con molte imboccature, vastissima, non rilevata.

Le grotte SU VENTU e SA OCHE (F. 208 Dorgali, Q. IV, Tav. N.O., Long.ne 2° 57' 50"") nella valle di Lanaitto. Esplorazione difficile, per cinquecento metri la prima, tre trecento la seconda. Di entrambe è stato fatto i1 rilievo planimetrico.

La grotta S'ISTAMPU 'E SAS BALLAS (F. 208 Dor-gali, Q. IV, Tav. N.O., Long.nc 2° 57' 50") percorsa per circa cinquecento metri; SOS ELICHES ARTOS, nella stessa valle, visitata parzialmente, una sola volta, e non rilevata. Ancora nella stessa valle la grotta di SOS COLUMBOS, che si apre su un'altissima parete a picco; raggiunta mediante discesa verticale. Piccola (m. 18).

Nell'altro versante del Monte di Oliena (E. 207 Nuoro, Q. I, Tav. S.E. a quota 1000, la grotta dei MORTI (Sa conchedda 'e sos mortos). Piccola (m. 60), rilevata esattamente perchè oggetto di studi antropologici (Vi sono state reperite in grandissima quantità ossa umane di età nuragica). Nelle immediate vicinanze, cento metri più a valle, SU PIZU (su pizze 'e sa 'arsa affruscia'): è stato seguito per un centinaio di metri un cunicolo inghiottitoio che si apre in un profondo corridoio formato dalla parete della montagna e un alto strato di roccia staccatosi da essa e miracolosamente in piedi.

 

Territorio di Dorgali:

Grotta di S. GIOVANNI (Santu Juvanne de su 'anzu) (P. 208 Dorgali, Q. IV, Tav. N.E., Long.ne 2' 50' 14", Lat.ne 40° 19' 12"), navigabile, lunghissima (più di cinque chilometri), visitata tre volte, meta di escursioni in atto. La grotta di ISPINIGOLI, con voragine interna il cui fondo porta alla galleria principale di S. Giovanni. Vi è stata misurata una stalattite di m. 38,60. Grandissimo interesse archeologico.

Grotta di TODDEITTO (F. 208 Donali, Q. IV, Tav. S.E., Long.ne 2° 50' 10", Lat.ne 40° 14' 38"), molto bella, esplorata totalmente. Sviluppo complessivo m. 450.

La grotta del BUE MARINO e la GROTTA NUOVA (F. 208 Dorgali, Q. IV, Tav. S.E., Long.ne 2° 49' 44", Lat.ne 400 14' 44") sono una sola grotta da quando il Gruppo Nuorese ha scoperto e reso praticabile un cunicolo che ora le mette in facile comunicazione. Molto bella per le sue concrezioni la Grotta Nuova; completamente navigabile il Bue Marino propriamente detta. Sviluppo fino ora rilevato; m. 4051. Attualmente si lavora al rilievo di gallerie laterali ancora poco note e si prepara il superamento di un sifone che ha fermato le esplorazioni.

Grotta di ODDOANA, sul mare, a breve distanza dall'ingresso del Bue Marino, esplorata per centocinquanta metri.

Grotta di S'ORCU (F. 208 Dorgali, Q. IV, Tav. N.E., Long.ne 2° 50' 16", Lat. 40' 15' 14"). Sviluppo complessivo m. 800, a livelli diversi, con distinto accesso, collegati da cunicoli a forte pendenza.

Inghiottitoio di CODULA ILUNE (E, 208 Donali, Q. IV, Tav. S.E., Long. 2° 51 48", Lat.ne 40° 12' 32"), esplorato per seicento metri mediante frequente uso di scalette.

Grotte di CALA ILUNE, sul mare, un chilometro a sud del Bue Marino; esplorate parzialmente (circa seicento metri); percorribilità facile.

Grotta BUCHI ARTA (F. 208 Dorgali, Q. IV, Tav. S.E., Long.ne 20 50' 56", Lat.ne 40° 13' 16"), a quota 300 nel Rio Codula Ilone. Ha uno sviluppo di m. 450 circa. Facile.

 

In territorio di Baunei:

Grotta di ESTÈRZILI (E. 208 Dorgali, Q. Tav. N.E., Long.ne 2° 52• 04", Lat.ne 40° 07' 16") già conosciuta; sviluppo complessivo m. 160; facilmente percorribile. Belle concrezioni devastate da visitatori vandali. Sopraluogo e sondaggio della voragine di GOLGO (F. 208, Q. III, Tav. S.E., Long.ne 2° 46' 50", Lat.ne 40° 04'. 50"), in regione S. Pietro, terreno basaltico: quota 411, profondità misurata m. 172. (Dovendo anzitutto condurre a termine l'esplorazione e il rilievo del Bue Marino e, appena possibile, di S. Giovanni e della collegata grotta di Ispinigòli, per il momento gli speleologi nuoresi non possono neppure accertare l'importanza di altre innumerevoli cavità di cui si ha notizia e di quelle che continuamente vengono segnalate nel territorio carsico sopradetto).