Idrogeologia del Supramonte

di Francesco Sanna

Introduzione.

Il “Supramonte di “Orgosolo-Oliena-Urzulei” costituisce uno dei più importanti massicci carbonatici carsificati della Sardegna.

Esso si estende per circa 170 Kmq ed alimenta le sorgenti di Su Gologone, San Pantaleo e Su Tippari, ubicate lungo la sponda destra del Fiume Cedrino, in agro del comune di Oliena e Dorgali, nonché la sorgente di Gorropu situata nelle pendici centro-orientali dello stesso Supramonte.

Dal punto di vista geologico ed idrogeologico il Supramonte è prevalentemente costituito da rocce calcareo-dolomitiche riconducibili alla successione sedimentaria giurassico-cretacica che affiora in gran parte della Sardegna Centro-Orientale (Massiccio carbonatico costiero del Golfo di Orosei, Monte Albo e Monte Tuttavista).

Tale successione ricopre, in netta discordanza stratigrafica ed angolare, i terreni scistosi e/o granitici del basamento paleozoico cristallino, che nel Supramonte affiora estesamente solo nel settore più meridionale, risultando costituito da terreni scistosi polideformati e petrograficamente ascrivibili alla facies degli scisti verdi della zona a biotite.

L’assetto strutturale del Supramonte, che in passato ha dato luogo ad interpretazioni diversificate, è stato più recentemente ridefinito da Pasci (1997), il quale ha inquadrato l’evoluzione geologica della zona nell’ambito dei fenomeni legati alla tettonica transpressiva di epoca alpina e che in Sardegna avrebbe interessato vari settori dello zoccolo cristallino e delle successioni sedimentarie prealpine.

 

L’assetto idrostrutturale ed idrogeologico complessivo del Supramonte è stato definito invece sulla base di approfondimenti di settore, del monitoraggio delle sorgenti e di rilievi di campagna da Sanna & Vernier 1993; Sanna (1996) e da Sanna et Alii (2002), nonché sulla base dei risultati delle campagne di esplorazione delle cavità carsiche e del tracciamento delle acque sotterranee operato da diversi gruppi speleologici, fra i quali, per l’importanza del loro contributo si possono ricordare: La Federazione Speleologica Sarda, il Gruppo Grotte Nuorese, il Centro Speleologico Cagliaritano, il Gruppo Grotte Cagliari, il Gruppo Archeo Speleo Ambientale Urzulei, il Gruppo Ricerche Ambientali di Dorgali, lo Speleo Club di Oliena, il Gruppo Speleo Archeologico Giovanni Spano di Cagliari, l’Unione Speleologica Bolognese e il Gruppo Speleologico Faentino.

Le ricerche degli autori appena citati hanno in particolare consentito di definire lo schema di circolazione idrica sotterranea del Supramonte interpretando il funzionamento del sistema con riferimento alla modellizzazione concettuale di base proposta da CIVITA et alii (1992) per gli acquiferi carbonatici più o meno fratturati e carsificati. Le stesse ricerche hanno inoltre consentito di ipotizzare che il settore centro - settentrionale del Supramonte è interessato dalla presenza di una idrostruttura potenzialmente in grado di ospitare una riserva idrica strategica molto importante e che, se meglio conosciuta e quantificata, potrebbe contribuire ad incrementare l’approvvigionamento idropotabile della zona attualmente effettuato esclusivamente attraverso la parziale captazione delle acque defluenti dalla sorgente minore di Su Gologone.

In questa nota non viene fornito alcun nuovo contributo alla conoscenza dell’idrogeologia del Supramonte, ma viene sintetizzato il quadro delle conoscenze sinora acquisito utilizzando gli schemi grafici pubblicati da Sanna et alii (2002).


Generalità sull'assetto idrostrutturale e idrogeologico del Supramonte.

Con riferimento agli aspetti di esclusivo interesse idrogeologico, Sanna & Vernier (1993), hanno individuato nel Supramonte (fig. 1) cinque settori principali. Questi sono stati distinti in base ai rapporti giaciturali esistenti fra la copertura carbonatica, il sottostante basamento cristallino paleozoico e l’andamento plano-altimetrico della superficie di contatto fra le formazioni appena citate.

 

Nel primo settore (fig.1 sez. A; B e C), compreso tra Oliena ed il solco vallivo del Rio Flumineddu, situato a nord del Monte Omene, il contatto tra il basamento cristallino e la copertura carbonatica si trova dapprima a quote comprese fra 800 e 900 m s.l.m., per poi degradare sino a raggiungere circa 100 m s.l.m. nel tratto compreso fra le sorgenti di Su Gologone e San Pantaleo.

Nel secondo settore (fig. 1 sez. C e D ), sul bordo orientale del Supramonte, la superficie di contatto basamento-copertura è di natura tettonica e si sviluppa a quote comprese fra i 100 ed i 350 m s.l.m, che vengono raggiunti in prossimità della sorgente di Gorropu.

Nel terzo settore (fig. 1 sez. D ed E ), tra la Gola di Gorropu e il passo di Genna Silana, il contatto basamento-copertura immerge verso ovest, innalzandosi progressivamente da 350 m s.l.m. sino a raggiungere i 1000 m s.l.m. in prossimità del passo.

Lungo il margine meridionale (Supramonte di Urzulei) e lungo il bordo occidentale del massiccio carbonatico (fig.1 sez. A ed F), che costituiscono rispettivamente il quarto e il quinto settore, il basamento paleozoico soggiace alla copertura sedimentaria mesozoica, individuando un contatto spesso obliterato dai sedimenti detritici quaternari, ma quasi sempre posto a quote non inferiori agli 800 m s.l.m..

La struttura carbonatica nel suo insieme presenta una evidente deformazione, testimoniata sia dalla presenza di importanti faglie transpressive (Pasci, 1997), come quelle di Lanaitto, sia da un piegamento dei sedimenti mesozoici che trova la sua massima espressione nelle sinclinali a nucleo cretacico di Gorropu e Lanaitto. Nel complesso essa presenta una vergenza generalizzata da Sud verso Nord, con l'acquifero carbonatico completamente confinato dalle formazioni impermeabili scistoso-granitiche paleozoiche.

 

Sorgenti ed assetto idrogeologico del Supramonte settentrionale.

Le principali emergenze carsiche del Supramonte sono situate lungo il bordo settentrionale della struttura carbonatica, dove, da monte verso valle, si susseguono le sorgenti di Su Gologone, una piccola polla d’acqua non censita nelle carte ufficiali ma già segnalata, per la sua importanza idrogeologica, da Sanna et alii (2002), la sorgente di Su Tippari e le sorgenti di San Pantaleo.

Le sorgenti di Su Gologone sono ubicate ad una quota di circa 103 m s.l.m. e constano di due punti di venuta a giorno delle acque sotterranee denominate rispettivamente “Sa Vena Manna” e “Sa Vena Minore”.

Esse si inseriscono in un contesto paesaggistico molto suggestivo e pertanto ufficialmente riconosciuto dalle istituzioni regionali come monumento naturalistico.

Dal punto di vista idrostrutturale le sorgenti possono essere classificate come emergenze per soglia di permeabilità giustapposta. Secondo Sanna & Vernier (1993) la venuta a giorno delle acque (fig. 2) avverrebbe infatti per la presenza di una soglia di permeabilità determinatasi a seguito della verticalizzazione e parziale rovesciamento del contatto fra il basamento cristallino e la copertura carbonatica mesozoica in tutto il settore compreso fra la zona immediatamente a monte di Su Gologone e le sorgenti di San Pantaleo.

Sotto il profilo idrogeologico l’emergenza di Sa Vena Manna può essere considerata anche una tipica sorgente valchiusana, dal momento che le acque risalgono dal basso verso l’alto lungo un condotto carsico esplorato sino a circa 107 m di profondità e che molto probabilmente rappresenta la parte finale di un grande sifone speleologico.

Le acque di Sa Vena Minore scaturiscono invece da una frattura della roccia collegata alla rete carsica principale e sulla quale è stata costruita un’opera per la parziale captazione della risorsa idrica ivi affiorante, con un prelievo medio di circa 100 l/s.

Nell’ambito degli studi relativi alla valutazione delle risorse idriche del Supramonte è stato effettuato un monitoraggio della Sorgente di Su Gologone che ha consentito la ricostruzione nel tempo dell’andamento del flusso idrico della sorgente principale. Esso è risultato variabile fra 60 l/s in regime di magra e 8000 l/s in regime di piena.

Dal confronto fra oscillazione dei livelli idrici e regime pluviometrico del Supramonte è inoltre emersa l’esistenza di un comportamento decisamente impulsivo della sorgente oggetto di rilevazioni.

E’ Stato infatti osservato che in seguito a piogge anche non molto abbondanti nella sorgente si verificano sempre aumenti di portata repentini con ritardi compresi fra poche ore e un massimo di 24 (intervallo di tempo per il rilevamento dei livelli idrici) dall’inizio della precipitazione, Sanna et alii (2002). Al cessare degli apporti meteorici inoltre, se non intervengono ulteriori episodi infiltrativi, le portate diminuiscono sempre rapidamente sino a riportarsi ai valori iniziali dopo tempi che solo nel caso di ricariche molto importanti possono prolungarsi sino a 30 giorni dal picco di piena.

A differenza di Su Gologone, le altre sorgenti del Supramonte situate più a valle sono accessibili solo occasionalmente, risultando allo stato attuale, quasi tutto l’anno sommerse dalle acque del lago artificiale del Cedrino.

Per questa ragione non è stato possibile sottoporre anche queste ultime a misurazioni continuative quali quelle effettuate per Su Gologone.

Sulla base dei pochi dati bibliografici esistenti si può comunque affermare che le sorgenti di San Pantaleo sono poste a circa 95 m s.l.m. e presentano complessivamente portate equiparabili a Su Gologone.

La sorgente di Su Tippari invece è situata ad una quota di circa 100 m. s.l.m. e presenta una portata di magra stimata in circa 25 l/s.

Lungo il bordo settentrionale del massiccio carbonatico, sono localizzate anche due importanti cavità carsiche. La prima di queste, la grotta del Guano, si trova in una località compresa fra la sorgente di Su Tippari e quelle di San Pantaleo, mentre la seconda, la grotta Mussintommasu (o anche detta di Peppino Ladu) è situata poco a monte di Su Gologone.

Entrambe queste cavità si attivano solo in seguito ad importanti eventi infiltrativi, in occasione dei quali le stesse funzionano come sorgenti di troppo pieno. La Grotta del Guano, con tre diversi ingressi posti ad una quota compresa tra 95 e 120 m s.l.m., è costituita da un'ampia galleria, che raggiunge una quota massima di 107 m s.l.m. e presenta evidenti morfologie a pieno carico. Essa presenta uno sviluppo topografico complessivo di circa 2 Km e al suo interno si ritrovano due sifoni che sono posti ad una quota molto prossima alle sorgenti di Su Gologone.

La grotta Mussintommasu è situata a circa 118 m s. l. m. in una parete rocciosa poco a monte di Su Gologone e presenta uno sviluppo topografico non superiore ai 50 m. Tale cavità presenta tuttavia un grande interesse idrogeologico in quanto a partire da una quota pari a quella di sfioro di Su Gologone (103 m s.l.m.) risulta perennemente sommersa, come testimoniano le esplorazione speleo-subacquee condotte al suo interno sino ad una profondità di circa 80 m dalla superficie.

A sud dell’area sorgiva, procedendo verso l’interno del Supramonte, sono ubicate altre due importanti cavità: il complesso di Su Bentu-Sa Oche e S’Istampu Sas Ballas.

Tali grotte fanno parte di un unico sistema carsico che è stato finora esplorato per circa 16 Km, costituito da ampie gallerie con morfologia a pieno carico, successivamente approfondite dallo scorrimento delle acque a pelo libero che, in seguito ad importanti precipitazioni, vengono in parte allagate. In occasione di eventi eccezionali anche gli ingressi di Sa Oche e Sas Ballas, come quelli del Guano e Mussintommasu, funzionano da sorgenti di troppo-pieno con un flusso idrico che può arrivare a diversi metri cubi al secondo.

Il complesso di Su Bentu-Sa Oche presenta due ingressi distinti dei quali, quello semi-attivo (Sa Oche) è posto ad una quota di circa 150 m s.l.m., mentre quello fossile (Su Bentu) si trova a circa 200 m s.l.m.

L’ingresso di Sa Oche consente l’accesso ad un’ampia galleria che termina, dopo appena 200 m, in corrispondenza di un sifone pensile, posto a circa 135 m s.l.m. e che si ricollega alle gallerie semiattive della Grotta di Su Bentu. Tale cavità è caratterizzata da un vasto sistema di condotte con uno sviluppo superiore ai 14 km che in diversi punti raggiungono il livello della zona satura, posto ad una altezza di circa 105 m s.l.m, molto prossimo quindi alla quota dell'emergenza principale di Su Gologone.

La grotta di S’Istampu-Sas Ballas, con ingresso a 143 m s.l.m., si sviluppa per circa 2 Km e raggiunge, ad una quota di 117 m s.l.m., un sifone posto poco prima della parte terminale. Entrambe le grotte di Sas Ballas e di Su Bentu – Sa Oche presentano al loro interno numerosi tratti semiallagati anche a quote nettamente superiori rispetto a quelle della zona satura. In tali tratti sono presenti numerosi laghi sotterranei che alla luce delle conoscenze acquisite possono essere considerati unicamente come vere e proprie zone pensile del sistema carsico.

 

Lineamenti idrogeologici del Supramonte meridionale.

Il settore meridionale del Supramonte costituisce l’area di alimentazione principale del sistema carsico drenato dalle Sorgenti di Su Gologone. In questo settore infatti, in prossimità del contatto basamento-copertura carbonatica, sono ubicati diversi inghiottitoi o tratti con perdite in subalveo, nonché alcune grotte all’interno delle quali sono presenti dei collettori che convogliano le acque verso le porzioni più profonde dell'acquifero carsico.

Il punto di perdita più importante raccoglie i deflussi dell'alto corso del Rio Flumineddu ed è rappresentato dall’inghiottitoio di Badu Osti che si trova a 892 m s.l.m.. La cavità carsica di maggiore interesse idrogeologico è invece costituita dal sistema dell’Edera, il cui

ingresso si trova a circa 950 m s.l.m.. All’interno di questa grotta è presente un collettore principale che è sede di un torrente sotterraneo con portata variabile in relazione agli apporti meteorici esterni. Le acque di questo torrente si disperdono, dopo un percorso relativamente tortuoso, in una zona della cavità oltre la quale non è stata possibile alcuna ulteriore esplorazione speleologica

L’inghiottitoio di Badu Osti e la grotta dell’Edera sono stati oggetto di due prove distinte di tracciamento delle acque. La prima di queste, che si è svolta nel mese di agosto del 1969 per opera del Gruppo Speleologico Faentino, dell’Unione Speleologica Bolognese e del Centro Speleologico Cagliaritano, ha dimostrato che le acque catturate dall’inghiottitoio di Badu Osti confluiscono nel collettore principale della grotta dell’Edera in un punto situato a circa 738 m s.l.m. (Assorgia et al., 1968).

La seconda prova è stata invece effettuata dalla Federazione Speleologica Sarda nel mese di giugno del 1999, immettendo il tracciante nella grotta dell’Edera, in un punto a valle della confluenza con le acque provenienti da Badu Osti, laddove cioè si sono arrestate le esplorazioni speleologiche. Per questa seconda prova sono stati utilizzati 10 Kg di fluoresceina sodica, con risultati positivi che sono stati registrati dopo 76 giorni nelle sorgenti di Su Gologone e di Su Tippari, Bandiera F. et alii (2002).

L'idrostruttura carbonatica principale, nel Supramonte di Urzulei, è caratterizzata anche dalla presenza di sottosistemi secondari il più importante dei quali è senz’altro rappresentato da quello di Orbisi-Donini.

Questa cavità riceve, in seguito a precipitazioni molto intense, parte del flusso superficiale raccolto dal bacino idrografico impostato sul basamento paleozoico della porzione meridionale del Supramonte. Durante le piene infatti, le acque defluenti da questa zona sono in parte assorbite dal sistema dell’Edera, mentre l’eccedenza scorre lungo la Codula Sa Mela, sino a confluire, ad una quota di circa 790 m. s.l.m., nell’inghiottitoio di Orbisi.

Ques’ultimo è collegato alla grotta Donini, che sbocca in una parete verticale situata più a valle, dove, dall’ingresso della cavità, fuoriescono le acque catturate nell’inghiottitoio di Orbisi per proseguire il loro cammino superficiale verso il vicino e sottostante Rio Flumineddu.

Una serie di piccoli inghiottitoi di sub-alveo del Rio Flumineddu consente infine la nuova cattura delle acque superficiali nella rete carsica sotterranea. A sud-est della grotta Orbisi-Donini, molto più in basso, ad una quota di circa 350 m s.l.m., è ubicata infine anche la Sorgente di Gorropu. Questa è collocata in prossimità del contatto stratigrafico tra il basamento e l'acquifero carbonatico ed è caratterizzata da un regime idrodinamico molto variabile, come dimostra l’alternarsi di picchi di portata superiori anche ai 1000 l/s e di fasi di magra molto pronunciate con portate che raggiungono valori minimi non superiori ai 10 l/s.

 

Funzionamento del sistema carsico.

I risultati delle ricerche svolte nel Supramonte ed in particolare il tracciamento delle acque della grotta dell’Edera, effettuato nel 1999 dalla Federazione Speleologica Sarda, hanno confermato in maniera inequivocabile che il massiccio carbonatico in questione costituisce una unica entità idrostrutturale.

Il settore meridionale del Supramonte rappresenta una importante area di alimentazione del sistema carsico. In esso sono infatti presenti non solo diversi punti di assorbimento delle acque di deflusso superficiale, ma anche complessi speleologici e collettori che convogliano rapidamente le acque sotterranee verso la zona sorgiva situata nel settore più settentrionale del Supramonte. Le osservazioni speleologiche, il monitoraggio delle sorgenti di Su Gologone, i rilievi idrogeologici ed idrostrutturali suggeriscono che nel settore centrosettentrionale del Supramonte è sicuramente presente una zona a carso saturo relativamente estesa.

Questa, in superficie, dovrebbe grossomodo corrispondere all’area geografica che si sviluppa fra il fronte sorgivo settentrionale (Su Gologone, Su Tippari, San Pantaleo), la valle di Lanaitto e tutti quei territori del Supramonte centrale, nei quali sia ragionevole ipotizzare un andamento planoaltimetrico della superficie di contatto basamento-copertura carbonatica a quote inferiori al livello di base locale compreso fra 103 m s.l.m e 95 m. s.l.m (quote di Su Gologone e San Pantaleo).

L’esistenza di un carso saturo situato a sud della zona sorgentizia settentrionale giustifica anche il comportamento impulsivo rilevato a Su Gologone da Sanna et alii (2002) durante il monitoraggio della emergenza principale.

E’ infatti evidente che i repentini aumenti del livello idrico osservati, quasi sempre pressoché coincidenti con le precipitazioni meteoriche, testimoniano l’esistenza di un acquifero allagato, con condotte carsiche in pressione situate al di sotto del livello di sfioro della sorgente di Su Gologone ed entro le quali qualsiasi perturbazione del sistema, come quelle dovute ai vari episodi infiltrativi di qualche rilievo, da luogo ad un immediato aumento dei carichi idraulici con contemporaneo incremento della portata nel punto di risorgenza delle acque sotterranee.

Gli apporti infiltrativi molto consistenti o che si verificano in condizioni limite, quando ad esempio l’acquifero è stato già parzialmente ricaricato da apporti precedenti, possono inoltre determinare la generale risalita dei livelli idrici e l’attivazione delle grotte situate a quote via via crescenti rispetto a quella del livello di base locale rappresentato dallo sfioro di Su Gologone, Su Tippari e San Pantaleo.

A tal fine pare utile sottolineare come dalle osservazioni speleologiche ed idrogeologiche effettuate sul campo risulta che le piene del sistema carsico vengono sempre registrate in tempi relativamente brevi alle sorgenti di Su Gologone, mentre successivamente si attivano le cavità del Guano e Mussintommasu e, solo dopo alcuni giorni, in seguito al progressivo aumento dei livelli idrici, anche gli ingressi di Sa Oche e Sas Ballas.

Da ciò la conclusione secondo cui tutte le grotte che insistono nel Supramonte settentrionale (Grotta del Guano, Mussintommasu, Su Bentu-Sa Oche e Sas Ballas) svolgono il ruolo idrogeologico di vere e proprie sorgenti di troppo pieno.

Al fine di meglio caratterizzare l’acquifero carsico in questione in rapporto ad altri acquiferi del territorio italiano Sanna et alii (2002) hanno schematizzato la rete carsica dell’idrostruttura del Supramonte secondo la modellazione concettuale di base proposta da Civita et alii (1992).

In tal senso si può quindi affermare che il sottosuolo del Supramonte è interessato dalla coesistenza di una rete idrica sotterranea a “primario dominante” (Supramonte di Urzulei - sistema dell’Edera), con una rete a “dreni interdipendenti” (Supramonte centro-settentrionale).

Nel caso del Supramonte meridionale il sistema è infatti caratterizzato da una elevata gerarchizzazione del reticolo di drenaggio, con diversi collettori impostati in ampi condotti carsici che smaltiscono rapidamente anche gli apporti idrici più abbondanti, come avviene all’interno della grotta dell’Edera. In questo caso quindi la circolazione sotterranea è fortemente controllata dall’andamento del basamento cristallino, le riserve del sistema sono molto scarse e le portate variano notevolmente al variare degli apporti infiltrativi che raggiungono la rete idrica sotterranea.

Nel caso del Supramonte centro Settentrionale, esiste invece una zona satura con una rete di condotti e fratture variamente collegate fra loro ed ospitanti cospicue riserve del sistema.

In questo caso quindi, come effettivamente testimoniano anche le osservazioni speleologiche, la superficie piezometrica del sistema si presenta molto articolata sia per l’esistenza di un livello sotto il quale le cavità sono perennemente sature, sia per l’esistenza di una frangia superiore, interessata da zone pensili e/o sospese del sistema entro le quali lo scorrimento idrico si manifesta solo in occasione degli eventi di piena che si manifestano allorché le sorgenti di Su Gologone, Su Tippari e San Pantaleo non riescono a smaltire gli ingenti volumi idrici provenienti dalla zona di alimentazione dell’idrostruttura carbonatica.

In fig. 3 è riportata una sezione longitudinale del Supramonte attraverso dove è illustrato lo schema di circolazione idrico sotterraneo descritto in rapporto alla collocazione altimetrica dei sistemi carsici e delle sorgenti perenni del Supramonte, nonché al possibile andamento della superficie piezometrica del carso saturo basale.





Reference cited

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Bandiera F., Cossu A.,Fois M., Sanna L., Cabras S., Cabras I., Cabras S., Murru A., Murru F., (2002). Colorazione c fluoresceina nel

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